Beni Culturali: sedotti e abbandonati!

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Potrebbero etichettarmi quale seguace di Guglielmo Giannini e del suo “Uomoqualunquismo” intervenendo nell’articolata ed accesa discussione che si è innescata intorno ad un luogo che è un pezzo di storia della nostra Città e cioè l’ex convento di San Domenico del quale mi sono interessato in tempi non sospetti e cioè qualche anno fa.   

Ho perseguito, da un po’ di anni a questa parte, un obiettivo che ultimamente, pare, sia molto in voga (vero interessamento o solo un modo di farsi facile pubblicità?) tra i politici appartenenti a tutti i livelli istituzionali e cioè la tutela dei “nostri” beni culturali che poi, semplicemente, potrebbe rappresentarsi con una sola frase un po’ in disuso: la difesa dell’Uomo. 

L’uomo e la sua cultura, il suo linguaggio, la sua Storia! La più grande delle sue ricchezze, ma anche quella maggiormente dimenticata.

E pensare che poco più di un secolo fa gli Amministratori barlettani erano fra i più illuminati estimatori dei beni culturali della propria Città. Lo scettico di turno chiederà: “Come si può dimostrare una tale virtuosa propensione?” Semplicemente andando a studiarsi i documenti (anche questi, naturalmente, bene culturale!).               

Le notizie che riporto sono un estratto del censimento dei beni mobili ed immobili del Comune di Barletta effettuato dall’Ufficio del Patrimonio riferito a tutto il 31 dicembre 1889.

Tra le più importanti sono da segnalare l’ex Convento di San Domenico, ubicato tra la via Cavour e il corso Garibaldi, occupato nel 1889 dalle scuole elementari maschili, dell’Istituto Comunale, dalla Scuola Tecnica Governativa e dalla Biblioteca, valutato £. 110.000 ed entrato in possesso del Comune con Real Decreto 24 aprile 1824. Interessanti da segnalare la proprietà del Cimitero Pubblico valutato £. 70.000 (più del doppio del Castello costato £. 32.728 !) ed infine il Teatro Comunale valutato £. 312.024 con proprietà legittimata da due istrumenti rogati dal notaio Celentano l’11 aprile 1866 e dal notaio De Leon il 6 febbraio 1868.

Infine da riportare la proprietà dell’Ospedale civile e militare Principe Umberto valutato £. 30.000 passato al Comune con verbale di cessione dal Fondo per il Culto datato 31 luglio 1869 e il processo verbale di cessione dal Demanio statale al Municipio di Barletta del Fortino Paraticchio (recentemente e finalmente restaurato) redatto in data 23 aprile 1877. 

Una parte di quelli elencati sono beni che ormai (poveri noi!) stanno prendendo una china che porta all’irreversibile perdita. Vi dice niente l’ex Distilleria? Da quanto tempo si parla della sua riqualificazione? Ci siamo resi conto di cosa è restato di quello che era un raro e formidabile esempio di archeologia industriale? Un mucchio di macerie e nient’altro! E non mi venite a dire che ora si sta costruendo il museo…si, va benissimo, ma chi ha permesso che quel bellissimo e storico insediamento industriale finisse per essere uno scheletro tutto diroccato e abitato solo da pantegane? E poi, qualcuno dovrebbe spiegare a qualcun altro che una cosa è avere cura di un bene storico cercando di preservarlo, nel tempo, nella sua integrità originaria e cosa ben diversa è ricostruire ex novo una copia che, nella migliore delle ipotesi, sarà sempre e comunque un perfetto “clone” ma mai l’originale (leggi Trabucco).

Ma la lista di monumenti storici maltrattati, lasciati in balia del degrado e della rovina, è lunga e si srotola per tutta la Città.

Solo un esempio: Villa Bonelli. In quella che doveva essere il polmone verde della Barletta al di là della ferrovia, la parte architettonica diventa preda ambita dei Vandali del tempo e i giardini sono spesso “maltrattati” dall’incuria.

Il valzer di responsabilità e “scaricabarile” da parte dell’amministrazione pubblica (priva di fondi per le varie manutenzioni) non ha sortito altro effetto che quello di  vederla degradare e con la prospet tiva di essere venduta come un cimelio qualunque.

Come si può dedurre dalle cifre, di soldini (e tanti!) gli Amministratori  ne hanno spesi nel passato ed ora perché non si pensa a preservare quei tesori utilizzando, dopo averli recuperati, veri e propri gioielli architettonici quali gli ex Conventi di S. Andrea, S. Maria della Vittoria (ex ufficio anagrafe) e S. Lucia o Palazzo Bonelli in corso Garibaldi acquistato solo una decina di anni fa ( che spreco enorme di denaro pubblico!) per poi essere abbandonato così miseramente ? Non sarebbe cosa “buona e giusta” pensare a questi prima di imbarcarsi in scelte sconsiderate o ancor peggio in esborsi per strutture che non sono di proprietà comunale ?

Parrebbe proprio di si se consideriamo la delibera di Giunta di qualche tempo fa che ha approvato il “Piano delle Alienazioni e Valorizzazioni Immobiliari ai sensi dell’art. 58 della legge 133/2008” (reiterato nel recentissimo piano triennale dei lavori pubblici 2017/2019), con la quale si dispone di procedere al riordino, alla gestione e alla valorizzazione del patrimonio immobiliare barlettano e soprattutto si “ipotizzano” gli interventi di recupero statico e di ristrutturazione, finalizzati alla valorizzazione sociale, turistica e culturale, degli edifici quali l’ex convento di S. Lucia,  l’ex Convento di Santa Maria della Vittoria o ex Anagrafe e per gli interventi di recupero conservativo l’ex convento S. Andrea “allo stato in condizioni di tale degrado statico manutentivo da richiedere lo stanziamento di notevolissime risorse economiche (diverse decine di milioni di euro) per i lavori necessari a consentirne l’utilizzo” e il già citato Palazzo Bonelli.

E detto tutto questo, c’è ancora qualcuno che, versando vere e proprie lacrime di coccodrillo, si rammarica per la atavica mancanza di spazi, nella nostra Città, per le associazioni culturali e sociali, fingendo di preferire queste a tutto scapito di una prospettata sanguinosa perdita dell’unico ufficio provinciale presente nel capoluogo Barletta.

Ma c’è ancora qualcuno che gli presta fede? Solo i mammalucchi, con tutto rispetto per questi mercenari!  

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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