Barletta e la sua storia, un dialogo con l’Associazione del Centro Studi normanno-svevi

Il Rotary Club di Barletta ospita il convegno “Per una storia globale della città di Barletta"

Si è tenuto ieri presso il Brigantino 2 il convegno “Per una storia globale della città di Barletta”, dialogo con l’Associazione del Centro Studi normanno-svevi organizzato dal Rotary Club di Barletta. Durante l’incontro sono intervenuti Victor Rivera Magos, Giulia Perrino, Luisa Derosa, Sergio Chiaffarata e Giuseppe Losapio in veste di moderatore per illustrare vari aspetti della storia barlettana dal punto di vista di diverse discipline storiche. Una serata intrisa di cultura, ma dall’atmosfera di una conversazione tra pari.

“Questo è un incontro importante – ha dichiarato Giuseppe Losapio introducendo l’incontro a seguito dei ringraziamenti – perché innanzitutto ci permette di dialogare con voi e fare il punto della situazione di un lavoro che va avanti da diversi anni sulla città di Barletta e quindi di cercare anche di mettere dei punti fissi e guardare alle prospettive future. Quando si parla di storia globale non intendiamo tutta la storia, ma intendiamo tutta una serie di discipline che ruotano attorno alla storia e che vanno a completare l’affresco storico. Vogliamo fare il punto sul lavoro fatto e cercare di dare una chiave di lettura critica per evitare di andare sul mito e i luoghi comuni. Il mito va contestualizzato. Oggi cercheremo di capire dove finisce il mito e comincia la storia.”

“I miti non sono sempre da distruggere – ha proseguito Victor Rivera Magos – ma servono a comprendere come la storia si è sedimentata, come gli uomini hanno costruito la conoscenza della storia nel corso del tempo. Un esempio è un personaggio scolpito nelle mura della cattedrale, attribuito a Riccardo “Cuor di leone” o a Riccardo conte di Andria. Barletta (ecco il mito che va decostruito) all’epoca, pur esistendo come centro abitato, non era considerata una vera e propria città nei documenti ufficiali. Nel contesto storico dello scisma papale, si decise di dare importanza a quelle città che ancora non l’avevano: Barletta e Corato. Possiamo dire sicuramente che il bassorilievo non rappresenti nessuno dei due “Riccardo”, ma questo mito ha portato poi a una lettura condizionata e ha contribuito a creare il mito della città.”

A seguire, Giulia Perrino e Luisa DeRosa hanno rispettivamente descritto con dovizia di particolari un affresco all’interno di Santa Maria del Casale a Brindisi rappresentante Nicola Della Marra in ginocchio davanti alla Vergine (un vero e proprio manifesto politico dell’epoca) e il “Colosso”, la statua che ritrae secondo la tradizione l’imperatore Eraclio II. A seguito degli studi fatti durante l’ultimo e recente restauro, sembrerebbe sfatato il mito che vede il “Colosso” trasportato via mare da Costantinopoli. E’ molto probabile, inoltre, che la statua fosse stata posta vicino al Santo Sepolcro, poiché all’interno di esso era custodita la croce che conteneva un pezzo del legno della Croce di Cristo, che si diceva fosse stata salvata dal furto degli infedeli proprio da Eraclio stesso. Tutto ciò ha senso in un periodo in cui il Meridione era minacciato costantemente dai Turchi.

Sergio Chiaffarata ha concluso: “Questo laboratorio deve essere un esempio in tutto il territorio. La storia e tante altre materie affini spesso soffrono di mancanza di fondi per la ricerca, il lavoro duro di molte ore che porta a questi risultati. Bisogna far capire soprattutto alle nuove generazione l’importanza di queste discipline perché rischiamo veramente di perdere la nostra memoria. Proprio per questo abbiamo pensato che il prossimo passo sarà collaborare con coloro che si occupano del territorio dal punto di vista culturale.”

L’incontro si è concluso con un interessante dibattito durante il quale i vari interventi hanno dimostrato l’interesse nei confronti delle tematiche affrontate nel corso della serata e ne hanno fatte emergere nuovi validi spunti.

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