Addio voucher! Il Senato approva la conversione in legge del decreto legge n. 25 del 2017

Senza i voucher che si vendono in tabaccheria e con una nuova responsabilità delle aziende nel sistema degli appalti, possiamo dire che da oggi abbiamo un Paese un po’ migliore rispetto a quello che avevamo prima”.

Sono state queste le parole pronunciate dal Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, il 19 aprile, subito dopo la conversione in legge del D.L. 17 marzo 2017 n. 25 recante “disposizioni urgenti per l’abrogazione delle disposizioni in materia di lavoro accessorio nonché per la modifica delle disposizioni sulla responsabilità solidale in materia di appalti”.

Procedendo con ordine, chiariamo cos’era il voucher, cosa ha previsto il decreto legge n. 25/2017, successivamente convertito, e proviamo a capire quali saranno le conseguenze di tali novità legislative.

Il voucher (buono lavoro) era una modalità di retribuzione per lavoro occasionale di tipo accessorio, introdotto dalla Legge Biagi nel 2003, con l’intenzione di ridurre il lavoro nero.

In origine, il buono era utilizzato per il lavoro domestico mentre in seguito, con la liberalizzazione del suo utilizzo, ha trovato applicazione in ogni settore produttivo e con il Governo Renzi si è provveduto anche ad innalzare il limite economico annuale di utilizzo da 5.000 a 7.000 euro, introducendo nel contempo la tracciabilità.

Le originarie buone intenzioni che avevano accompagnato la nascita del voucher hanno lentamente lasciato il posto ad abusi ed elusioni, essendo indubbio che i voucher anziché essere strumento accessorio e/o occasionale hanno spesso sostituito i contratti di lavoro provocando ulteriore precarizzazione.

A tanto si aggiunga che i voucher sono stati spesso utilizzati per la regolarizzazione apparente di rapporti di lavoro caratterizzati da esclusività e continuità della prestazione, non compatibili con i limiti di remunerazione previsti per i buoni.

Per far fronte a questa situazione, il Governo, da più parti sollecitato e in primis dalla CGIL, ha adottato il D.L. n. 25/2017 con il quale si è intervenuti su due aspetti molto importanti del mondo del lavoro: i voucher e la responsabilità solidale negli appalti.

Con riferimento ai voucher, è stata disposta l’abrogazione degli artt. 48, 49 e 50 del D.Lgs 81/2015 (disciplina relativa ai voucher) prevedendo tuttavia la possibilità di utilizzare fino al 31 dicembre 2017 i buoni per prestazioni di lavoro accessorio richiesti entro il 17 marzo (data del decreto).

Circa la responsabilità solidale negli appalti, è stato modificato  l’art. 29 del D.Lgs 276/03, escludendo la possibilità di derogare al principio in base al quale per i contratti di appalto (di opere o servizi), il committente imprenditore o datore di lavoro è responsabile in solido con l’appaltatore e con gli eventuali subappaltatori, entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, per i trattamenti retributivi ed i compensi spettanti ai lavoratori (comprese le quote di trattamento di fine rapporto) nonché per i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto, restando escluso qualsiasi obbligo per le sanzioni civili (che restano stabilite a carico del solo responsabile dell’inadempimento).

Dunque, uguale responsabilità tra committente ed appaltatore di modo che l’impresa committente sia motivata ad esercitare un controllo più rigoroso su tutta la filiera, rendendosi garante della corretta applicazione di norme e contratti.

Raggiunti questi due importanti traguardi, la CGIL ha comunque indetto un referendum per il 28 maggio consapevole della natura provvisoria (60 giorni) del  decreto legge.

Nel frattempo, con l’obiettivo di evitare il referendum, nella seduta pomeridiana del 19 aprile, il Senato ha approvato in via definitiva, con 140 voti favorevoli, 49 contrari e 31 astenuti, il provvedimento di conversione in legge del decreto n. 25/2017.

Il risultato conseguito ci dice che si può contrastare la precarietà e che si può mettere mano ad un sistema degli appalti sempre più corrotto e che ha bisogno di trasparenza” –sono state queste le parole della Camusso.

Alla luce dell’avvenuta conversione, si suppone che la Corte di Cassazione deciderà di non svolgere il referendum stante la corrispondenza dell’intervento legislativo ai quesiti proposti.

Ovviamente, l’abrogazione di tutte le disposizioni relative ai buoni prepagati ha lasciato un vuoto che deve essere tempestivamente colmato con una strumentazione analogamente semplice e conveniente ai fini della regolarizzazione di lavoratori altrimenti condannati alla sommersione.

Con questa consapevolezza, in data 19 aprile (stesso giorno della conversione in legge) è stato, altresì, presentato un disegno di legge ad iniziativa dei senatori Sacconi, Serafini, Berger, Formigoni e Panizza.

Tale disegno contiene “disposizioni in materia di lavoro breve, di  lavoro intermittente e di responsabilità solidale tra committente e appaltatore”, proponendo due vie complementari per l’agevole regolarizzazione delle prestazioni di breve durata: il lavoro breve e quello intermittente liberalizzato.

Il disegno di legge definisce il lavoro breve ai fini di una disciplina speciale che ne dispone la semplice iscrizione e comunicazione telematica su idonea piattaforma INPS, il contestuale accreditamento in misura ridotta dei contributi previdenziali e assicurativi, il pagamento del compenso da parte del committente.

Per “lavoro breve” si intendono tutte le prestazioni che con un singolo committente danno luogo a compensi non superiori a 900 euro in un anno.

Se il prestatore è beneficiario di sussidi pubblici non può superare con più committenti la soglia di 2000 euro.

Questo disegno dispone, inoltre, la semplificazione dei contratti di lavoro intermittente che vengono sottratti alla preventiva definizione dei casi di impiego da parte della contrattazione collettiva e liberati dal vincolo delle fasce di età dei prestatori.

Ulteriore scopo del disegno di legge è poi quello di correggere –così si legge- l’incoerenza del regime di responsabilità solidale negli appalti.

I senatori, in buona sostanza, sostengono che la responsabilità solidale –finalmente liberata dalla possibilità di deroga- in realtà introduce in materia di appalti una responsabilità oggettiva che prescinde integralmente dal dolo o dalla colpa del committente, a tanto aggiungendo che il committente non ha poteri di controllo sull’organizzazione dei fattori produttivi dell’appaltatore.

Intanto,  la CGIL promette di non fermarsi ai due obiettivi conseguiti e di proseguire la sua battaglia con la discussione nelle Commissioni Lavoro del Parlamento, della proposta di legge di iniziativa popolare “Carta dei diritti universali del lavoro” –nuovo Statuto di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori- al fine di realizzare l’uguaglianza sostanziale tra chi vive del proprio lavoro, a prescindere dalla natura del suo contratto, dipendente o indipendente.

Questo dunque il nuovo scenario, si auspica che il tema “lavoro” venga affrontato con normative adeguate, finalizzate a riaffermare diritti e dignità dei lavoratori.

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